Procura Roma, Scafarto falsificò informative contro Tiziano Renzi

L’ufficiale dell’Arma avrebbe veicolato a militari passati dal Noe all’Aise atti coperti del segreto investigativo tra cui “intercettazioni, pedinamenti e l’informativa del febbraio del 2017”

“Il tempo è galantuomo”, ha sempre detto Matteo Renzi. E il tempo oggi si è preso una rivincita. Nulla che possa ripagare dal dolore e dalla sofferenza una intera famiglia, ma è un primo passo verso la verità. Dopo la condanna di risarcimento per gli articoli di Marco Travaglio & Co. sono arrivate altre buone notizie per Tiziano Renzi. La chiusura dell’indagine Consip da parte della Procura di Roma ha infatti messo in luce illeciti e responsabilità; Renzi senior esce dall’inchiesta con una richiesta di archiviazione per il reato di millantato credito, in concorso con l’imprenditore Carlo Russo, rispetto all’iniziale ipotesi di traffico di influenze illecite.
I magistrati capitolini hanno poi chiuso anche il filone di indagini che riguarda la fuga di notizie sempre sul caso Consip. Rischiano il processo l’ex ministro Luca Lotti (favoreggiamento), l’ex comandante generale dell’Arma Tullio Del Sette (rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento), il generale dei Carabinieri Emanuele Saltamacchia (favoreggiamento) e l’ex Capitano del Noe Giampaolo Scafarto.
Ciò che balza subito agli occhi sono la gravità delle accuse che vengono mosse all’ex generale, oggi assessore alla Sicurezza e Legalità nel Comune di Castellammare di Stabia. L’ex ufficiale dell’Arma, dovrà far fronte a ben sei illeciti: tre episodi di falso, due di rivelazione di segreto d’ufficio e una di depistaggio, in concorso con l’ex colonnello Sessa.
Secondo il capo d’imputazione, Scafarto avrebbe rivelato al quotidiano ‘Il Fatto Quotidiano’ notizie coperte da segreto e, almeno fino a marzo dello scorso anno, avrebbe veicolato a militari passati dal Noe all’Aise atti coperti del segreto investigativo tra cui “intercettazioni, pedinamenti e l’informativa”.
Le accuse di falso che vengono contestate a Scafarto derivano invece dall’aver alterato, tra l’altro in più punti, l’informativa sulla quale si basavano buona parte delle accuse a Tiziano Renzi. Nello specifico ci si riferisce all’informativa del 9 gennaio del 2017, documento centrale per l’inchiesta Consip che si basa su una conversazione intercettata negli uffici della Romeo Gestioni. Grazie alla trascrizione di un maresciallo e alla annotazione presente in un brogliaccio informatico, gli inquirenti della Procura di Roma hanno potuto attribuire correttamente a Italo Bocchino la frase “… Renzi, l’ultima volta che l’ho incontrato” che invece Scafarto aveva riferito ad Alfredo Romeo, facendo ipotizzare tutta una altra vicenda e facendo aprire di fatto l’inchiesta che ha influenzato la politica italiana. Chi ha sbagliato chiederà scusa?
del 29 Ottobre 2018

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...