Sentiamo parlare sempre di “CORONABOND”, ma cosa sono veramente?

Gli eurobond (o anche stability bond) nel contesto della crisi dei debiti sovrani nell’area monetaria euro (a partire dall’estate 2011) sono un ipotetico meccanismo solidale di distribuzione dei debito a livello europeo attraverso la creazione di obbligazioni del debito pubblico dei Paesi facenti parte dell’eurozona, da emettersi a cura di un’apposita agenzia dell’Unione europea, la cui solvibilità sia garantita congiuntamente dagli stessi Paesi dell’eurozona.[1]

Con la medesima accezione, è stato utilizzato anche il termine E-bond (E-obbligazione in italiano), proposto, tra gli altri, dal presidente dell’EurogruppoJean-Claude Juncker, e dal Ministro dell’economia e delle finanze italiano Giulio Tremonti[2][3]. Poco alla volta, nell’Unione Europea sta prendendo quota l’idea di creare un vero bilancio europeo[4][5] e la proposta delle eurobbligazioni sta alimentando le discussioni[6].

Caratteristiche

La prospettiva della creazione di Eurobond è stata accolta con reazioni diverse dai governi degli Stati dell’area euro: gli atteggiamenti spaziano dall’appoggio entusiastico allo scetticismo, fino ad arrivare alla netta avversione. Le motivazioni contrarie risiedono sostanzialmente nel fatto che i paesi più “virtuosi” dovrebbero accollarsi un onere aggiuntivo, in termini di costo del debito, a favore dei paesi meno virtuosi. Vi sarebbe inoltre il rischio ulteriore che la protezione offerta dagli Eurobond favorisca il cosiddetto azzardo morale, finendo per incentivare, in generale, politiche fiscali e di bilancio ancor meno rigorose, esacerbando la discrasia tra nazioni “rilassate” e nazioni “virtuose” e appesantendo l’onere sopportato da queste ultime.

Comportamenti non rigorosi potrebbero inoltre portare a un aumento dei tassi di interesse sul debito, con il rischio di innescare fenomeni inflazionistici a cui uno Stato-guida del processo di europeizzazione, come la Germania, è particolarmente sensibile per motivi storici legati alla crisi della Repubblica di Weimar. La soluzione ai pericoli legati all’azzardo morale potrebbe consistere nella riforma delle legislazioni nazionali dei paesi più indebitati, per l’uniformazione delle politiche fiscali e di bilancio su standard più rigorosi, che allontanino il pericolo di condotte eccessivamente rilassate. Quest’ultima istanza, l’uniformazione e l’integrazione delle legislazioni fiscali degli stati membri, introduce però una nuova difficoltà politica, dal momento che comporterebbe, per tutti gli stati membri, la rinuncia a una fetta consistente della sovranità nazionale, con la compressione del potere impositivo, che è una delle prerogative del potere statale[7].

La prospettiva degli Eurobond incontra inoltre alcune difficoltà oggettive, dal momento che essa potrebbe richiedere una riforma dei Trattati europei e dei ruoli e compiti e affidati per via statutaria alla Banca centrale europea e, se posto come condizione da alcuni stati membri, anche le già citate riforme per l’uniformazione degli standard di rigore delle politiche fiscali nazionali, tutte novità che richiederebbero la ratifica unanime degli stati membri, un meccanismo necessario, ma la cui messa in atto comporta necessariamente tempi non immediati.

Tuttavia, si ritiene che l’allungamento dei tempi, resosi necessario per la revisione e la ratifica dei trattato da parte di tutti gli stati membri, non precluda l’immediatezza degli effetti benefici sui mercati: si valuta infatti che questi ultimi si adeguerebbero istantaneamente alle mutate prospettive, non appena fosse raggiunto e annunciato il consenso sull’intera operazione politica.

Fonte: wikipedia

Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Eurobond

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