PERCHÉ LA GERMANIA NON È STATA TRAVOLTA DAL COVID 19?

Molti in questi due mesi mi hanno chiesto cosa stia facendo la Germania di fronte al rischio di propagazione del Covid19. Altri, preoccupatissimi, mi mettevano in guardia perché temevano che 83 milioni di cittadini al Nord delle Alpi sarebbero stati travolti da uno tsunami di infezioni e di morti. Visto dall’Italia, lo ammetto, poteva sembrare davvero un eterno aspettare Godot: che si decidessero, che ci fosse un cenno di reazione, un intervento governativo all’altezza della minaccia. Invece, niente, nessun panico ha fatto notizia tranne per qualche scaffale vuoto la sera e la permanente mancanza di carta igienica.

Frau Merkel in stile materno, ma autorevole tiene il timone dritto nella tempesta senza battere ciglio. Almeno così poteva sembrare da fuori dei confini teutonici che si sono ad un certo punto chiusi come la ghigliottina su Schengen. Oggi, quasi a fine aprile, il Robert-Koch Institut, l’ente federale di riferimento per la rendicontazione statistica sanitaria e epidemiologica, conferma che il fattore di replicazione del virus oscilla tra 0,7 e 0,9 – una  buona notizia che permette di dire che il virus è sotto controllo, per il momento almeno.

Come è stata giocata allora questa partita da parte del Governo tedesco e dei Länder che hanno piena autonomia sulla sanità nell’applicare le misure preventive in funzione delle proprie esigenze? I tedeschi si sono davvero mossi tardi? Quali risorse hanno messo in campo?

Per comprendere meglio è necessario partire dal quadro legislativo tedesco tenendo presente che i Länder tedeschi sono effettivamente come piccoli Stati pienamente autonomi:

  • dal 01/01/2001 è in vigore la legge per combattere le malattie infettive, il cosiddetto IfSG (Gesetz zur Verhütung und Bekämpfung von Infektionskrankheiten)
  • dal 2005, sulla base delle raccomandazioni dell’ OMS e in risposta all’epidemia SARS (2003), esiste il NPP(Nationaler Pandemieplan), ovvero il Piano Nazionale per combattere le pandemie, declinato a livello dei Länder e dei Comuni che gestiscono il piano operativo. È importante notare che la delega decisionale al livello regionale-comunale garantisce rapidità d’intervento e maggiore efficacia. A livello nazionale resta il coordinamento attraverso il Krisenstab, lo Steering Committee di crisi composto da tutti i Ministri della Salute Regionali, i Ministri dell’Interno Regionali più i rispettivi Ministri Nazionali.
  • Il NPP e i Piani di pandemia Regionali sono stati testati per la prima volta nel 2009 in occasione della pandemia del H1N1, la cosiddetta “influenza suina”. Sono stati aggiornati nel 2017 e a marzo 2020 su indicazione del Ministro Nazionale per la Salute, Jens Spahn.
  • Il NPP entra in funzione solo se l’OMS dichiara lo stato di pandemia.

Sistema early warning scientifico: il “Charité” di Berlino, uno degli ospedali universitari più grandi d’Europa, è un centro di ricerca per la medicina ai massimi livelli internazionali e il riferimento scientifico del Governo tedesco. Il Charité vanta più di un premio Nobel per la medicina tra i suoi medici ricercatori. Grazie alla presenza nei circuiti internazionali di ricerca, il reparto di virologia con a capo il Prof. Christian Drosten è riuscito già a metà Gennaio 2020 a sviluppare un test per identificare la presenza del Covid19. La formula è stata pubblicata online, a disposizione di tutti, per permetterne la replica. Infatti, i laboratori in Germania hanno immediatamente cominciato a produrre scorte dei test per poter affrontare l’eventuale epidemia. Da 40 laboratori iniziali sono diventati 112 i laboratori che hanno una capacità di analisi per 730.000 tamponi a settimana. Oggi si effettuano ca. 400.000 tamponi a settimana (dettaglioReport RKI del 15.04.2020), un utilizzo del 55% della capacità di analisi.

Comunicazione: un gioco di squadra, una strategia comunicativa all’insegna della calma che spiega in maniera non accademica, per aiutare i cittadini a comprendere la gravità, senza però spaventarli. Da Gennaio, ogni 2 giorni l’emittente radio NDR dà spazio al Coronavirus-Update dove il Prof. Drosten informa e risponde alle domande più frequenti degli ascoltatori divulgando le informazioni scientifiche in un modo comprensibile, ben prima che intervenga ufficialmente la Cancelliera per annunciare le misure decise dal suo Governo. Nella sua conferenza stampa settimanale, il Robert-Koch Institut tira le somme ed è a disposizione dei giornalisti. Inoltre, un diagramma di flusso pubblicato sui principali quotidiani e settimanali permette al lettore di effettuare una veloce autovalutazione del proprio rischio di contagio o se eventuali sintomi possano essere ricondotti a malanni stagionali.

Situazione ospedaliera: neanche la notevole disponibilità di letti metterebbe al riparo il sistema sanitario se il numero di pazienti Covid19 dovesse esplodere. In Germania ci sono 1.942 ospedali, 37% privati, 29% pubblici e 34% fondazioni/chiese/altro, ma in caso di epidemia tutti sono uguali e remano nello stesso senso! Il numero di letti in rianimazione prima della crisi pandemica era ca. 28.000. Sulla base del NPP tutte le strutture ospedaliere hanno aumentato la propria capacità ricettiva (posticipo di interventi pianificabili) fino a raggiungere una disponibilità di ca. 40.000 posti letto oltre a creare delle zone di isolamento. A metà Aprile è stato completato il registro digitale DIVI nel quale tutti gli ospedali segnalano quotidianamente la disponibilità di letti liberi nei reparti di terapia intensiva, diviso per low-care, high-care e ossigenazione (ECMO). Non per ultimo in importanza, corsi di aggiornamento sono stati erogati a medici ed infermieri.

Valutazioni strategiche: è abbastanza evidente che in Germania tutti gli enti ed istituzioni si sono preparati ad una epidemia di dimensione globale fin dai primissimi segnali. Non hanno esitato a prendere atto delle criticità del proprio sistema, cioè del numero limitato di letti in rianimazione e del personale sanitario, medici ed infermieri. Consapevoli delle restrizioni sono partite le azioni per guadagnare tempo ed evitare un contagio massiccio cercando di trovare gli infetti. Dal primo caso scoperto in Baviera dove un collaboratore di Webasto (azienda tedesca fornitrice di componenti per autoveicoli di Monaco) risultava positivo al Covid19 dopo un corso di formazione tenuto da una trainer di Wuhan, seguito dai casi in Nordrhein-Westfalen come conseguenza del Carnevale in Renania, l’approccio tedesco è sempre stato lo stesso: cordone sanitario intorno ai focolai, test a tappeto, ricostruzione rigorosa della catena di contagio ed isolamento dei positivi in quarantena. Recentemente si sono diffusi in alcuni Länder i cosiddetti “Corona-taxi”, unità mobili di medici che prendono tamponi direttamente a casa dei soggetti sospettati di Covid19 da parte della centrale operativa.

Conclusioni: la diagnosi e la cura tempestiva contribuiscono in maniera significativa ad evitare che i malati finiscano in rianimazione. Come riassume Prof. Hans-Georg Kräusslich, virologo dell’Università di Heidelberg: “Quando si ha una diagnosi precoce, si possono curare i pazienti prima. Questo aumenta notevolmente le loro “chance” di sopravvivenza e guarigione!”

Quindi, tutto sotto controllo? Sì, così pare. Ma nonostante i buoni risultati si tratta di una calma apparente. È una tregua di cui gli esperti tedeschi non si fidano molto invitando a non “riposarsi sugli allori”. Il virus continuerà a diffondersi fino all’arrivo del vaccino. Resta prioritario rallentare la sua diffusione, proteggere le persone più vulnerabili e garantire interventi tempestivi fatti di diagnosi e cure il prima possibile

Di- Monika Gaschnitz-Rossetti

Fonte: CivicoLab

Link: http://www.civicolab.it/perche-la-germania-non-e-stata-travolta-dal-covid-19/

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