Bruxelles non è Biarritz. Stavolta per Conte la lavatrice europea non funziona

I leader Ue apprezzano l’ok al Mes, ma il premier non esce rafforzato come in quel G7 in cui ballava il suo nuovo mandato. Fiato sospeso per come l’Italia gestirà i 209 miliardi, che non cominceranno ad arrivare prima di febbraio

Stavolta il sortilegio non riesce. Mentre Giuseppe Conte è a Bruxelles per siglare lo storico accordo che sblocca 1.800 miliardi di misure anti-crisi, tra cui i 209 miliardi di euro per l’Italia, a Roma il suo governo continua a ‘ballare’ sulle minacce di Matteo Renzi e parte del Pd. “Gli altri leader non mi hanno chiesto delle fibrillazioni politiche in Italia – si difende il premier in conferenza stampa – anzi si sono complimentati per il voto in Parlamento”, sull’informativa pre-Consiglio Ue che contiene l’impegno a ratificare la riforma del Mes. “Questo voto ci ha rafforzato non solo a me, ma come Italia”, aggiunge

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Bruxelles, però, non è Biarritz. Un anno fa, al G7 nella cittadina francese sul Golfo di Biscaglia, Conte arrivò da premier uscente del governo M5s-Lega. Le sue chance di riconferma apparivano ridotte, per il veto del segretario del Pd Nicola Zingaretti. Ma da Biarritz Conte uscì premier del nascente governo M5s-Pd, con un bottino di endorsement da parte dei leader stranieri, da Angela Merkel fino a Donald Trump. Stavolta non va allo stesso modo.

Primo, perché in Italia non c’è una crisi di governo dichiarata e aperta, ma forti scossoni che disegnano nubi sulla maggioranza. Secondo perché in Europa, pur non vedendo alternative al governo in carica, che per la verità sono offuscate alla vista anche in Italia, restano col fiato sospeso per la preoccupazione su come l’Italia gestirà l’inedito fiume di soldi del ‘Next generation Eu’. Va da sé che i leader si complimentano con Conte per il voto parlamentare sul Mes: lo aspettavano da un anno. Ma per il resto incrociano le dita sperando nella stabilità di governo, senza assist particolari verso il presidente del Consiglio.

Della situazione politica italiana, Conte ha modo di confrontarsi con David Sassoli, in uno scambio prima dell’inizio del summit ieri. Il presidente del Parlamento Europeo è dalla sua parte. O meglio: dalla parte di chi non auspica crisi di governo. Se il governo dovesse cadere ora, in un momento in cui il Recovery Plan è ancora da finalizzare e infuria la pandemia di Covid-19, l’Italia la pagherebbe “davvero cara”, dice Sassoli, convinto che non si possa “aggiungere al lockdown sanitario un lockdown politico”, il paese finirebbe per essere “marginalizzato e azzoppato nella sua capacità di ripresa. Penso che questo sia da evitare”.

Ma è lo stesso Conte a non avere certezze sull’anno prossimo. “Se sarò io a gestire il recovery fund”, ci dice rispondendo alla domanda sul suo futuro a Palazzo Chigi, “ho la consapevolezza che andrò avanti con la fiducia di ogni singola forza politica e della maggioranza tutta”. Dopodiché, la frecciata per Matteo Renzi, che aveva rilanciato oltre confine le sue critiche al premier in un’intervista allo spagnolo El Pais: “Bisogna capire bene che fondamento abbiano queste critiche – dice Conte – il paese merita risposte”. 

Sulla cabina di regia del piano di ripresa, continua, “ci confronteremo perché evidentemente dobbiamo assicurare uno strumento che ci consenta di monitorare i cantieri che nasceranno in Italia. Se è vero che negli anni passati abbiamo perso la metà dei fondi europei, allora questa sfida storica è raddoppiata. Ci sono 209 miliardi da spendere tra il 2023 e il 2026, obiettivo per noi molto sfidante, complicato e complesso: ben vengano tutte le proposte”. Anche quelle di Matteo Salvini, “ci confronteremo con la Lega e le forze di opposizione che lo vorranno. Adesso – la seconda frecciata – c’è da capire quali siano le istanze specifiche delle forze politiche”.

Ad ogni modo, insiste, “va chiarito che la cabina di regia non può esautorare la responsabilità di tutti i soggetti di governo amministrazioni e periferiche. Ma abbiamo bisogno di una cabina di monitoraggio e di una clausola di salvaguardia per intervenire in caso di ritardi, altrimenti perderemmo soldi”.

Per Bruxelles l’Italia è test-pilota della performance del recovery fund. Il futuro di questo inedito strumento anti-crisi, che il commissario all’Economia Paolo Gentiloni vorrebbe trasformare in strumento permanente dell’Ue, è in mani italiane per 209 miliardi di volte. Il piano di Roma è atteso a Bruxelles, anche se il recovery fund, mette in chiaro Conte, non potrà partire “prima di febbraio”, con almeno un mese di ritardo rispetto alla tabella di marcia iniziale. Perché l’accordo finale del Consiglio europeo è arrivato solo ieri e ora c’è da aspettare che tutti gli Stati membri ratifichino nei loro Parlamenti nazionali: per ‘Sure’, lo strumento Ue di sostegno alla disoccupazione, ci son voluti 4 mesi.

Adesso può darsi che si faccia prima. Quando lo chiediamo a Mark Rutte in conferenza stampa, il premier olandese assicura che la loro ratifica arriverà “al più presto possibile, ma è il Parlamento che deve fare il calendario”. In Olanda, paese dove il recovery fund per aiutare il sud non è proprio ‘amato’, ci sono le elezioni a marzo. Ma al momento Rutte non è mal disposto. “Vedo un clima più rasserenato anche da parte dei paesi più diffidenti”, dice Conte. Ma certo i tempi delle ratifiche sono discrezione degli Stati nazionali, l’Ue non può dettarli.

Per Conte, questo di dicembre, è stato un summit europeo col pensiero rivolto all’Italia. Nelle conclusioni finali dell’Eurosummit, che prende atto della riforma del Mes, il premier riesce a ottenere un vago riferimento alla necessità di completare l’unione bancaria, ma nulla di più. Non viene citato l’Edis, la garanzia per i depositi bancari che il M5s si aspetta prima di ratificare la riforma del Salva Stati l’anno prossimo. Non è una priorità per la Germania e gli Stati del nord, non alle condizioni immaginate dall’Italia (cioè senza alcuna ponderazione del debito pubblico in pancia alle banche).

Ma, l’anno prossimo, chissà cosa riserva. Elezioni? “Sono abituato a lavorare, ma non sono spocchioso e arrogante. Ci sono istanze critiche che sono state rappresentate in modo molto sonoro, anche in varie trasmissioni televisive e sui giornali. Sono molto impegnato ma non è che non sono aggiornato. E’ doveroso a questo punto confrontarci ognuno nell’ambito delle rispettive responsabilità e dei ruoli. Con Italia Viva e le altre forze di maggioranza”. Non la chiama ‘verifica’ di governo, ma la sostanza è quella.

Fonte: Huffingtonpost

Link: https://www.huffingtonpost.it/entry/bruxelles-non-e-biarritz-stavolta-per-conte-la-lavatrice-europea-non-funziona_it_5fd382cfc5b68ce17187886a?utm_hp_ref=it-homepage

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