Crisi di governo, è bunga bunga Ter

Da Vitali alla Rossi passando per lady Mastella: il suk a consultazioni aperte e con regia a Chigi regala momenti magici.

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“C’è stato un ripensamento”, e oplà, come in tutte le sessioni di mercato che si rispettino, anche quella dei senatori “europeisti” in grado di mettere in sicurezza il “governo di salvezza nazionale” evocato dal premier Conte, ha avuto nelle ore notturne uno dei momenti decisivi. È proprio tra le 21 di ieri sera e l’alba di questa mattina che è infatti saltato l’undicesimo giocatore che le cronache di questa crisi davano a sorpresa in campo – il senatore forzista Luigi Vitali detto Gino, già sottosegretario alla Giustizia nei governi Berlusconi 2 e 3 nel biennio 2004-2006, già relatore della legge ex Cirielli nota ai più come “Salva Previti”.

Uno che nel 2002 ha presentato gli emendamenti che hanno depenalizzato il reato di falso in bilancio e quattro proposte di legge per introdurre il condono fiscale (“tombale”), il condono edilizio, il condono previdenziale e quello per le sanzioni amministrative del codice della strada. Insomma, con un curriculum così, ne immaginiamo il tormento interiore nel passare direttamente alla fiducia sulla giustizia pentastellata del guardasigilli Bonafede, o all’abbraccio con l’improvviso realista Di Battista. Immaginiamo anche il contenuto delle telefonate che pare abbia ricevuto da Berlusconi in persona, e da Salvini.

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Nulla di cui sorprendersi, di suk in questi giorni si è abbondantemente scritto. Certo, ci sono dettagli meravigliosi come il no di lady Mastella, la senatrice Lonardo, che non è entrata nei responsabili perché nel logo sarebbe mancato lo spazio per “Noi campani”. C’è anche uno stile diverso, più esoterico, nelle parole dei protagonisti, insomma, sarà per la perdita del contatto umano, per la prevalenza dei whatsapp, e si fatica un po’ a stargli appresso. Ma il colore abbondava anche nella prima e seconda repubblica: è il valore aggiunto che portano le seconde e terze file, i caratteristi, quando entrano in scena. Sia William Shakeaspeare o Rocco Casalino, l’autore della commedia.

Semmai, quello che potrebbe essere notato in questo frangente, la specificità di questo tornante della crisi 2021, è in un paio di cosette rimarchevoli. La prima, che il mercato delle vacche è aperto più che mai proprio nel pieno delle consultazioni al Quirinale, ossia durante il rituale sacro per eccellenza che la Carta prevede. Un po’ come se durante l’Ultima Cena ci si fosse messi a mercanteggiare tra i discepoli, insomma qualcosa del tipo “Giuda, ripensaci” e addio a mezza storia occidentale… La seconda cosetta è che la centrale operativa di tutto questo tipico ambaradam sembra niente meno che a palazzo Chigi, dove il premier – pare, si dice, si scrive – passi il suo tempo a telefonare per convincere dell’europeismo senatori talmente consapevoli del loro ruolo nella Storia che a tempo debito hanno votato contro il taglio dei parlamentari, ossia di loro stessi.

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Per dire, fanno notare i cronisti del Palazzo, un altro che di notti convulse se intendeva, il Cavaliere, almeno a questo non c’era arrivato (o se c’era arrivato era abbastanza bravo da non farsi beccare). Lui – o chi per lui – delegava il lavoro sporco ai professionisti del settore, ai “reclutatori” del calibro di Denis Verdini. Le trattative si stringevano lontano dalle sedi istituzionali, magari nei corridoi del Transatlantico ancora non svuotati dalla norme anti-pandemia, magari in qualche polverosa segreteria di partito, nei casi migliori in trattoria.

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Oggi invece è diverso, e a un’opaca e istituzionale luce del sole vengono trattati i prestiti “a parametro zero” della friulana dem Tatjana Rojc, il soccorso dei 5 stelle in sonno al Maie, ormai celeberrimo e decisivo movimento degli italiani all’estero, o del forzista (ma anche dem, montezemoliano, montiano) Andrea Causin… Così è, se vi pare, la genesi del manipolo dei responsabili per l’Europa, l’Italia e del premier, che, com’è noto, si è impreziosito di uno degli ex gioielli della corona come la senatrice Maria Rosaria Rossi. Una che a proposito di notti – ancora la notte, nemesi di Conte, il premier dai Cdm più nottambuli della Repubblica – ai tempi del Ruby Ter, in cui finì indagata, disse serafica che si trattò solo di una barzelletta: “Mi intercettarono mentre dicevo a Emilio Fede: ‘Che palle che sei… quindi bunga bunga, 2 di mattina, ti saluto’…”.

Fonte: Huffingtonpost – di Stefano Baldolini

Link: https://www.huffingtonpost.it/entry/crisi-di-governo-e-bunga-bunga-ter_it_6012a574c5b61cb953515ece?utm_hp_ref=it-homepage

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